In occasione dell’attuale periodo di Quaresima, la repressione della Chiesa cattolica in Nicaragua ha assunto forme più “discrete” ma pervasive, secondo quanto denuncia l’attivista e ricercatrice Martha Patricia Molina ad 100% Noticias e rilanciato da media indipendenti. Dopo anni di pressioni dirette sulla Chiesa, il governo guidato dal presidente Daniel Ortega e dalla sua vice e moglie Rosario Murillo ha modificato le modalità di controllo, spostandosi dalle imposizioni più visibili — come profanazioni e violenze fisiche — a tecniche di sorveglianza e intimidazione psicologica.
Molina spiega che minacce verbali da parte della polizia sono diventate il principale meccanismo di pressione, spesso invisibile agli osservatori esterni. Secondo la ricercatrice, la repressione è ora caratterizzata da richieste come la consegna anticipata delle omelie dei sacerdoti, anche tramite messaggi WhatsApp, affinché il contenuto delle celebrazioni venga preventivamente visionato. Chi rifiuta, viene spesso raggiunto da agenti di polizia “a titolo di ordine del governo” con avvertimenti inquietanti: alcuni religiosi sono stati informati che, se persistono nella resistenza, potrebbero “svegliarsi morti o incarcerati”.
La repressione si è intensificata con l’inizio della Quaresima. Le autorità hanno esigito da ogni parrocchia la consegna delle programmazioni complete delle attività, compresi calendario e dettagli della Settimana Santa e del Triduo pasquale. Le processioni, tradizionalmente momento centrale della fede cattolica, devono essere svolte esclusivamente all’interno degli edifici di culto o nelle loro pertinenze, senza possibilità di uscire in strada, limitando fortemente l’espressione pubblica della religiosità.
Un episodio recente evidenzia la vastità di questo controllo: il governo ha proibito oltre 400 processioni del “Via Crucis” durante la prima settimana di Quaresima, costringendo i fedeli a celebrare solo all’interno dei recinti ecclesiastici, secondo La Prensa e attivisti locali, che sottolineano come la dittatura tematizzi il confinamento delle espressioni di fede per evitare che immagini sacre e laici si radunino nelle strade. Queste misure si inseriscono in uno scenario di repressione religiosa molto più ampio. Il regime di Ortega e Murillo ha già chiuso istituzioni educative e media religiosi, espulso membri del clero e confiscato proprietà ecclesiastiche negli ultimi anni, sostengono osservatori internazionali.