Durante la sua partecipazione alla trasmissione su La7, L’aria che tira, Giovanni Minoli, lo storico giornalista Rai di “Mixer” e de “La storia siamo noi”, discorrendo intorno alla questione del rapporto tra Epstein e il principe Andrea, si è espresso in maniera da provocare un sussulto nel conduttore che gli aveva chiesto cosa davvero lo affascinasse della storia dei files ritrovati. “La vittoria di Dio” – ha risposto il giornalista – “quando perdi Dio, arriva satana”. L’interlocutore non ha saputo maneggiare l’argomento. In realtà Minoli aveva già accennato qualcosa un poco prima: “Stiamo scoprendo che Epstein aveva una rete mondiale fra tutti i potenti della terra che alla fine la buttano sui soldi e sul sesso e su poco altro …e sugli interessi. Cioè abbiamo buttato via Dio? È rimasto quello per i vertici del mondo. Forse una riflessione in più vale la pena di farla”. E io l’ho fatta. Soprattutto perché la prima Domenica di Quaresima ci ha presentato la pagina delle tentazioni di Gesù nel deserto. Il deserto che Gesù affronta come un’esperienza necessaria; il deserto in cui si manifestano maggiormente i tre livelli fondamentali della tentazione, quelli sui quali si appoggia e vive ogni rischio di caduta: togliersi dalla prospettiva del bisogno di tutti per pensare con tutte le forze disponibili solamente ai fatti propri; tentare la strada del successo personale a scapito di quello che succede agli altri; accogliere in ciò che è mondano tutto quello che c’è di prezioso e di importante nella vita, fino al punto di vendersi l’anima per ottenerlo, magari pensando che una volta raggiunto il proprio scopo, solo allora, si potrà essere utile anche agli altri. Tentazioni allo stesso tempo strutturali e a portata di mano. Le cose che stanno accadendo nel mondo ci sconvolgono, ma rivelano anche il volto fragile e disumanizzante del potere. Più che avvicinare gli uomini a Dio, come si riteneva per i sovrani divinizzati delle antiche civiltà, il potere, infatti, nella sua massima espressione di dominio su fatti e persone, avvicina alla condizione più bassa che sovrappone l’anima agli istinti incontrollati. Un potere che può solo la guerra, poi, equivale all’impotenza, è un “non potere” la pace. Per coloro che investono tutta la loro esistenza nella ricerca del potere, quindi, l’orizzonte della vita diventa quello di raggiungere una libertà assoluta dal dover essere uomini. Non possiamo nasconderci che, da un punto di vista valoriale, l’ambiente culturale si fa sempre più desertificato. Una ruggine ha preso l’anima di questo tempo e ha reso il nostro quotidiano simile al deserto delle tentazioni, un luogo certamente faticoso da abitare ma con un aspetto positivo di cui approfittare: nell’attraversarlo, viene fuori in maniera patente che la logica del tentatore è una logica sconfitta e che chi si piega a essa perde sé stesso, perde tutto. Si tratta di una consapevolezza che vale più di un tesoro. Se nel seguire le provocazioni del nemico, infatti, l’uomo diventa sempre meno umano; se, nella ricerca del potere, perde la possibilità più propria ed essenziale cioè quella di essere uomo, allora vuol dire che il Vangelo si manifesta vittorioso proprio quando si crede di averlo sconfitto e risplende la sua ricchezza per l’esistenza, per cui, buttarlo via significa perdere la speranza di umanizzare questo tempo.